lunedì, giugno 04, 2007

martedì, marzo 27, 2007

mercoledì, febbraio 28, 2007

Stasera potrei spaccare il mondo..! Finalmente sto prendendo in mano le redini della mia vita!!
Da circa un mese lavoro in uno studio fotografico. Anche se alcuni giorni torno a casa accecato dal monitor e mentalmente devastato, sono convinto che non avrei potuto trovare lavoro migliore! Mi ritengo fortunatissimo. Lavoro per qualcuno che mi valorizza...faccio un lavoro appagante...e ultimo ma non ultimo inizio finalmente a vedere il potere dell'indipendenza economica, che di solito vuol dire indipendenza e basta! Non vedo più il lavoro come omologazione e annullamento. Non nel mio lavoro almeno. Mi arrivano stimoli da tutte le parti e sono felice!

L'unica nota negativa è il bastardissimo motorino, quello Scarabeo 125 che non ho MAI voluto, ma che da bravo mi sono accollato. Bene, il fottuto scarabeo è definitivamente uscito di scena. Il motore è talmente andato che non vale la pena di ripararlo.
E sapete QUANTO io ho sempre tenuto alla mia indipendenza da passaggi a scrocco e cose del genere. Quindi potete immaginare QUANTO mi dia fastidio questa situazione.
Però in tutto ciò c'è anche la nota positiva: quell'indipendeza economica di cui parlavo prima, che piano piano mi sta aprendo nuove possibilità.
Quindi, pare proprio che il vostro "Jacopo" presto avrà davvero la sua Vespa.
E chiaramente la chiamerò Aurora. Almeno fin quando un'Aurora in carne ed ossa non verrà a reclamarne il nome..! ;-)

sabato, gennaio 13, 2007

Pensieri Strambi come buchi neri è l'unica cosa che vede.
E non si accorge delle sfumature intorno.


This is your life, and it's ending one minute at a time

And you open the door
and you step inside
we're inside our hearts
now imagine your pain
is a white ball of healing light
that's right, feel your pain,
the pain itself,
is a white ball of healing light
i don't think so

this is your life
good to the last drop,
doesn't get any better than this
this is your life, and it's ending
one minute at a time
this isn't a seminar
and this isn't a weekend retreat
where you are now
you can't even imagine
what the bottom will be like

only after disaster
can we be resurrected
it's only after you've lost
everything that you're
free to do anything

nothing is static,
everything is appalling (evolving),
everything is
falling apart

you are not a beautiful and unique snowflake
you are the same decaying
organic matter as everything else
we are all a part of the same compost heap
we are the all-singing,
all-dancing crap of the world
you are not your bank account,
you are not the clothes you wear
you are not the contents of your wallet
you are not your bowel cancer
you are not your grande latte
you are not the car you drive
you are not your fucking khakis

you have to give up

you have to realise that someday you will die,
until you know that you are useless
i say let me never be complete
i say may i never be content
i say deliver me from swedish furniture
i say deliver me from clever art
i say deliver me from clear skin and perfect teeth
i say you have to give up
i say evolve, and let the chips
fall where they may

i want you to hit me as hard as you can

welcome to fight club
if this is your first night
you have to fight

giovedì, gennaio 04, 2007

Requiem

Mi muovo nel buio di una notte senza luna. Le strade sono cupe e tenebrose, costellate dalle sagome grigio su nero delle automobili, abbandonate così come i conducenti le hanno lasciate: alcune al centro della strada, altre per metà sui marciapiedi.
I lampioni ai lati delle strade sono spenti. L’energia elettrica ha smesso di scorrere nello stesso momento in cui coloro che si occupavano delle centrali hanno smesso di occuparsene, o più probabilmente, sono morti. Da allora regna su di noi un’oscurità che la nostra generazione non aveva mai conosciuto.
Beh, nessuno può biasimarci per questo. Avevamo sempre avuto tutto a portata di mano. Acqua imbottigliata. Cibo precotto e imbustato. Abiti cuciti, lavati e stirati per noi da altri. Bastava premere un interruttore e avevi tutta la luce che volevi senza alcuno sforzo.
Avevamo tutto, ed erano tutte cose scontate come respirare. Le avevamo avute dal primo dei nostri giorni e le sottovalutavamo. Finchè non vennero meno.
Era il 2006 quando iniziò la fine. Terzo conflitto mondiale.

Contrariamente a quanto ci aspettavamo in quegli anni, la causa del conflitto non fù il contrasto tra musulmani ed ebrei, ma una guerra civile tutta americana.
Ma andiamo con ordine.
In seguito agli attentati dell’11 settembre 2001, il governo americano propose ed approvò l’USA PATRIOT Act. Si preferì la sicurezza e il maggior controllo a discapito dei diritti dei cittadini, della privacy e della libertà d’espressione.
All’inizio il governo aveva la possibilità di effettuare intercettazioni telefoniche, l'accesso a informazioni personali e il prelevamento delle impronte digitali nelle biblioteche. Ma noi eravamo troppo pigri per preoccuparcene. Troppo presi dal tram tram delle nostre vite quotidiane, da altri inutili problemi.
Nel 2006 la situazione si aggravò: vennero sventati nuovi attentati e l’applicazione dell’USA PATRIOT Act venne inasprita.
I servizi segreti non avevano mai avuto tanto potere. In tutta l’america il governo compiva arresti in seguito a perquisizioni ed intercettazioni telefoniche. Gli esperti di informatica tornarono a parlare di Echelon, il presunto sistema satellitare per intercettare i dati inviati su internet, e-mail comprese.
Quando la gente vide i propri cari arrestati finalmente si rese conto di cosa stava accadendo: iniziarono a crearsi vere e proprie rivoluzioni su piccola scala.
I telegiornali non parlavano d’altro: rivoltosi arrestati. Attentato terroristico sventato. Il presidente invita i cittadini alla calma.
Ma la situazione andò peggiorando, e la gente dovette decidere se rimanere nelle città e perdere gran parte dei propri diritti civili con la scusa della sicurezza o lasciare le città per aree rurali più isolate.
Nel giro di sei mesi la situazione precipitò: fù la guerra civile.
Il governo riuscì ad assicurarsi il controllo delle città, ma non delle campagne, che divennerò così punto di ritrovo per chi teneva ancora alla propria libertà, e per quella era disposto a morire.
La guerra civile ebbe fine nel 2015, quando la Russia lanciò bombe atomiche sulle principali città statunitensi, eliminando il governo federale e assicurando perciò la vittoria alle forze rurali.
Per rappresaglia, la maggior parte delle aree urbane del mondo furono bombardate. Europa e Africa furono quelle più colpite e in una notte milioni di persone morirono all’unisono, carbonizzate dalla fiamma purificatrice della nostra era.
La civiltà come la conoscevamo scomparve proprio quella notte, e in breve tempo arrivammo a questo.

Stringo più forte il fucile che tengo nella mano destra. I miei compagni camminano dietro di me, silenziosi come ombre. Non li vedo, ma so che ci sono.
Avanziamo quatti, circospetti, tutti armati fino ai denti. Ci muoviamo come gatti da una parte all’altra della strada seguendo le sagome delle macchine incustodite e fuori uso, finchè non vediamo in lontananza un bagliore di fiamme, sulla destra della strada.
Mi lego i capelli, per evitare che mi vadano davanti agli occhi, imbraccio il fucile e lo stringo tanto forte che le nocche sbiancano. Prima ancora della volontà stessa di continuare a vivere, è il fucile che mi permette di andare avanti in un mondo in cui ogni briciolo di umanità sta rapidamente svanendo.
Avvicino l’occhio al mirino telescopico e lo punto verso il lontano bagliore di fuochi.
Nel tondo del mirino li vedo, vaghi e sfocati finchè non metto a fuoco: sono una decina, raccolti intorno ad un grosso fuoco, tutti armati. Fucili da caccia, pistole, coltelli. Uno si trascina dietro addirittura un’ascia da pompiere.
È una vecchia stazione di rifornimento. Tra poco la assalteremo, uccidendo chiunque ci sbarri la strada.
Dopo la guerra, tutti i beni di prima necessità sono diventati oggetto di contesa.
Tra questi c’è la benzina. Serve per i mezzi di trasporto e per i generatori di energia elettrica. È più importante di una vita umana, così importante che per averla una volta pagavamo qualsiasi prezzo. Adesso per qualche litro di benzina ci spariamo addosso.
Un movimento ai bordi del mirino mi fa puntare più in alto, verso il palazzo adiacente alla stazione di rifornimento. La costruzione in cemento sovrasta la zona dall’alto dei suoi tre piani. Le finestre senza vetri hanno l’aspetto di cavità oculari vuote e quadrate. Da queste si intravede un po’ di movimento, segno che queste persone hanno occupato il palazzo, facendone la loro roccaforte. Questo vuol dire anche che la decina vicino alle pompe è solo una parte del gruppo che risiede lì.
Persone che una volta erano avvocati, operai, meccanici, disoccupati. Tra poco li uccideremo. Il ragazzo che stava alla cassa di un supermercato. Deve morire: è la legge del più forte. L’uomo di mezz’età che aspettava in fila dietro di tè, con un cartone del latte tra le braccia. Potrebbe essere lui a piantarti una pallottola nella nuca e liberarti da questo schifo.

E pensare che una volta ero un bravo ragazzo. Avevo una ragazza e la mia unica preoccupazione era cosa fare della mia vita.

Ma non è poi così strano.
Venimmo al mondo come cacciatori.
E dopo la società dello shopping, in cui non avevamo niente per cui lottare e niente per cui morire.
Dopo la società in cui l’umanità veniva plasmata dalla moda e dagli stilisti.
Dopo tutto questo, siamo ancora qui, e abbiamo qualcosa per cui lottare: le nostre vite.
Nonostante tutto, siamo di nuovo cacciatori.

(liberamente ispirato al futuro descritto da John Titor)

lunedì, dicembre 04, 2006

Capoeira é defesa, ataque, a ginga do corpo e a malandragem!

A mio parere uno dei più bei video sulla Capoeira!

martedì, novembre 21, 2006

Una cosa che ho sempre amato sono le sfumature. Di colore e non.
Ultimamente però -da un bel pezzo, penseranno gli aficionados- sono più orientato per il bianco e nero. Tipo vecchie bobine, no? Film davvero vecchi. Della serie che neanche riesci ad immaginarle quelle scene a colori, nè i colori in sè.
Anche se -cosa non di poco conto- sei sicuro che ci sono stati.
C'erano, ti dici. E sembravano vividissimi.
Adesso invece, annego tra le ombre di palazzi. Squallido cemento quadrato. Sembrano prigioni. Forse lo sono davvero.
Vorrei abbatterle con mani da titano. Stritolarli tra le dita e polverizzarli sotto i miei piedi.
Per restare così il più imponente e libero di tutti.
Dipingendo poi, con pennelli degni di un dio, nuovi paesaggi.
A colori.

venerdì, novembre 10, 2006

martedì, ottobre 03, 2006

(Strafottute) Albe Meccaniche

Ho fatto nei miei giorni cose discutibili
E sotto pelle porto segni indelebili
Ho famigliarizzato con le mie oscurità
E patteggiato sul dolore una stabilità

E ciò che può capitarti
Quando rimani a guardarti
Allineare risvegli dentro albe meccaniche

Ho affondato i denti a puro scopo diagnostico
Per ritrovare in fondo solo cenere e costole

E ciò che può capitarti
Quando rimani a guardarti
Allineare i risvegli dentro albe meccaniche

Nell'amara litania delle solite cose ci si può morire sai
Nel conforto eutanasia delle solite cose ci si può finire….finire
Nell'amara litania delle solite cose ci si può morire sai
Nel conforto eutansia delle solite cose ci si può finire…finire

Ho infilato il cappio alle mie notti più lugubri
Ma ho visto negli specchi evaporare le immagini
E diventare vecchio ciò che un tempo era giovane

E ciò che può capitarti
Quando rimani a guardarti
Allineare i risvegli dentro albe meccaniche

Nell'amara litania delle solite cose ci si può morire sai
Nel conforto eutanasia delle solite cose ci si può finire…..finire
Nell'amara litania delle solite cose ci si può morire sai
Nel confotrto eutanasia delle solite coseci si può finire…..finire

Dentro albe meccaniche
Dentro albe meccaniche

sabato, settembre 23, 2006

C'è qualcosa che si atrofizza, in me. Qualcosa che senza stimoli muore ogni giorno di più. Che rantola e chiede aiuto ma finisce per soffocare nel suo stesso sangue.
Anche il cuore batte sconnesso. Non ha ritmo, solo un'abitudine a continuare senza sapere perchè, fino al giorno in cui sarà troppo stanco.
Mi sento teso. E non so se sto scrivendo per liberare me stesso o per imbrigliare voi e farvi sapere che ci sono, che penso.
Cosa c'è di sbagliato?
Dov'è l'errore?
Forse è perchè urlo solo dove nessuno può sentirmi, perchè osservo solo quando nessuno può vedermi.

Il cuore batte sconnesso, ma va bene.
Batte, e l'importante è questo.
Tiro avanti.
Mi manterrò vivo per godere di tempi migliori.

giovedì, settembre 07, 2006

Marta sui Tubi - Post

Dimmi dimmi dimmi
Com’è stato masturbarti col mio pene?
Come per me una sega tra le tue gambe?
Si conosco questa solitudine
E gli esercizi di eleganza delle nostre articolazioni
Serve si serve l’afa di una notte nuda
Per far evaporare la noia attraverso una sigaretta
Che non si spegne mai non si spegne mai..
È alta sartoria in questi ricami imbastendo strati su strati di necessità
Io non ho sentimenti, solo sensazioni
Io non ho sentimenti, solo sensazioni
Io non ho sentimenti, solo sensazioni
Io non ho sentimenti, solo sensazioni
E molle sotto i piedi di una improvvisazione
Ghiri gori per riempire la tela avanzata ad un bravo pittore
Domande per rispondere a domande senza risposta
Bugie decise indossate con tanta grazia da
non farmi sembrare nudo
Io non ho sentimenti, solo sensazioni
Io non ho sentimenti, solo sensazioni
Io non ho sentimenti, solo sensazioni
Io non ho sentimenti, solo sensazioni
Io non ho sentimenti, solo situazioni
Io non ho sentimenti, solo situazioni

mercoledì, settembre 06, 2006

E se fra voi c'è qualcuno che si sente abbastanza matto da voler diventare scrittore, gli consiglio và avanti, sputa in un occhio al sole, schiaccia quei tasti, è la migliore pazzia che possa esserci, i secoli chiedono aiuto, la specie aspira spasmodicamente alla luce, all'azzardo e alle risate. Regalateglieli. Ci sono abbastanza parole per noi tutti.

Charles Bukowski

lunedì, settembre 04, 2006

Ho inserito un "Radio Blog", un piccolo player con cui potrete sentire alcune delle mie canzoni preferite mentre navigate sul blog.
Buon ascolto!

sabato, agosto 26, 2006

Aurora Smoking

Ecco uno delle mie ultime creazioni: l'attrice Shannyn Sossamon (sbav sbav) sullo sfondo del chiostro del monastero dei Benedettini di Catania..!
Questa scena si rifà un po' a "Vita d'altri"...come lasciava intuire il titolo.

martedì, agosto 22, 2006

Una prima piccola chicca per pochi eletti...il video di "Schism" dei Tool, gruppo che ultimamente fà da colonna sonora alla mia vita.
Se ve lo state chiedendo...sì, sono pazzi.

venerdì, agosto 18, 2006

Ma cos'è questa insofferenza, questo nervosismo, quest'insicurezza? Ho di nuovo 17 anni?
Mi sento un'ALiEnO, ecco come mi sento. Alienato. Sintonizzato su frequenze troppo diverse, troppo alte o troppo basse. Qua siete tutti strani o sono io che sono andato, che sto impazzendo?
La normalità qual'è? Dov'è sta normalità che tutti vanno vantando?? Ma chi ce l'ha? Io no di sicuro.

domenica, agosto 13, 2006

Vita d'altri / Quinto

In un vecchio palazzo nel centro storico della città, a due passi dal punto caldo di musica e locali, a due passi dai luoghi di riunione del popolo della notte, si trova l’appartamento dove Jacopo vive in affitto da più di un anno.
Entrando dal portoncino verde ti trovi in un piccolo androne: a sinistra scale di marmo, smussato da chissà quanti piedi, portano agli appartamenti ai piani superiori, tra cui quello del nostro.
Di fronte, ad una decina di passi, l’androne si apre in un piccolo cortile verde di edera e muschio, su cui si affacciano le finestre quadrate e i balconi degli appartamenti.
Quel cortile lo chiamano “il regno dei gatti”, per lo spropositato numero di felini che vi fanno tappa durante il giorno e la notte.
L’appartamento in cui abita insieme all’amico Martino è un semplice appartamento da universitari.
La sua camera invece è una specie di tana, un posto sicuro dove rifugiarsi quando il mondo diventa troppo cattivo. Adesso è illuminata dall’arancione del sole morente.
Le pareti le ha ripitturate personalmente, in tonalità di rosso, arancione e giallo.
Atmosfera dai colori caldi per scacciare pensieri freddi.
Dai poster alle pareti si affacciano volti più o meno conosciuti: la faccia sorridente di Brad Pitt e quella scazzata di Edward Norton, nella locandina di Fight Club; una tostissima Uma Thurman ammicca dal poster di Pulp Fiction; il magrissimo Jim Morrison osserva silenzioso, a braccia aperte, con quello sguardo fisso e un po’ assente.
Quelli sono i suoi santini, per così dire.
Sulla scrivania di legno c’è un computer portatile, tanti CD abbandonati alla rinfusa e tre tazze di caffè dimenticate lì da giorni.
Ad una parete c’è un’enorme libreria, zeppa straripante di libri & fumetti, bottiglie e lattine vuote di birra, altri cd, alcuni dvd e tante altre cazzatine, regali di chissà chi o ricordi di chissà cosa.
Una decina di candele sono sparse qua e là. Con la loro luce morbida lo aiutano a scacciare pensieri spigolosi.

Salite le scale di marmo smussato, varcata la soglia del semplice appartamento da universitari, Jacopo è a casa. Appende al muro la borsa a tracolla e la giacca e lancia un grido di saluto in direzione della cucina, da dove Martino risponde sovrastando il suono della televisione accesa.
Si dirige subito verso la sua stanza e si chiude la porta alle spalle. Accende il portatile, e lascia che il fido programma scelga per lui le canzoni da ascoltare.
Lascia il volume a metà, né troppo alto né troppo basso, e si abbandona sul suo trono, una grossa poltrona bassa e morbida.
Seduto alla Dylan Dog, chiude un attimino gli occhi, quasi a voler fissare meglio la giornata nella memoria, per poi dedicarsi ad altro, con la testa finalmente libera.

Non passano neanche due minuti che dalla porta proviene un legnoso “toc toc”. Bussano.
«Avanti.» dice Jacopo senza neanche aprire gli occhi.
«E allooooraaa..!» urla Martino lanciandosi verso la poltrona e quindi su Jacopo con una mossa degna di un lottatore di wrestling.
«Ugh!»
Martino sorride alla smorfia del nostro e gli passa un braccio intorno al collo.
Poi comincia col terzo grado.
«E allora! Da quando in qua è la norma svegliare un amico che dorme beatamente per degli insignificanti appunti e perdipiù senza dare spiegazioni!? E oggi? Dove sei sparito oggi pomeriggio? E’ anche passato Ale a cercarti, lo sai? Qui c’è qualcosa dietro, caro mio. Oh sì! Avanti, sputa il rospo: per chi erano gli appunti?»
«Ma niente...ho conosciuto una tipa» risponde il nostro.
«Ma và! Ti si legge in faccia che c’è di mezzo una donna. E com’è com’è?» chiede Martino tutto interessato.
«E’ una…niente di che» risponde Jacopo volutamente vago, che sa dove vuole andare a parare il buon Martino. A parlare di donne con lui ci si riduce sempre a parlare di vagine bollenti, culi scolpiti e altre situazioni pseudopornoimmaginografiche.
Ovvero, che tu lo voglia o no, ti trovi ad immaginare veri e propri film porno in cui i protagonisti e -soprattutto- le protagoniste sono persone con cui hai parlato dieci minuti prima. Meglio non dare subito Aurora in pasto allo squalo. Meglio restare sul vago.
Il problema è che lo squalo ormai ha capito tutto.
«Aah, vuoi fare il vago con me?» dice risoluto, e aggiunge «So io come farti parlare!» con lo sguardo che gli luccica.
Si ficca una mano nella tasca dei jeans e sorridendo ne tira fuori un piccolo involucro di carta d’alluminio. E Jacopo, capendo immediatamente di che si tratta, sa già che parlerà. Oh se parlerà. Lo squalo avrà la sua preda!
«Un regalino di Ale! Che a proposito, ti manda a salutare. Ora tira fuori una cartina da quella bolgia di libreria e fammi un filtro» dice Martino, mentre si china a sminuzzare con le dita l’erba verde e odorosa.
…dieci minuti dopo…
I due se ne stanno distesi sul letto di Jacopo a guardare il soffitto come se fosse la volta celeste.
«Ha i capelli castani, lisci. E la pelle scura» dice Jacopo sognante, mentre fotografie di Aurora vengono proiettate sulla parete frontale del suo cranio.
«Poi?» lo esorta Martino.
«E poi ha delle belle labbra…» continua il nostro, chiedendosi che sapore avranno.
«Uuuh…chissà se è brava a…» dice Martino, dando un tiro alla canna.
«…e un sorriso incredibile.» lo interrompe Jacopo prima che Martino possa andare oltre.
«E ha gli occhi da gatta, azzurri! E un naso perfetto..!» dice.
«Tu sei sempre stato fissato col naso…perché poi…» dice Martino quasi pensando ad alta voce.
«E’ il centro del viso, è chiaro. Domina su tutto il resto. E’ chiaro che ci faccio caso: è là, al centro…» dice il nostro disegnando nell’aria un viso e un naso con gesti lenti delle mani.
«Ma vuoi mettere una che ha un un bel culo con una che ha un bel naso?!?»
«Quanto sei materialista!E comunque è ovvio che ha anche un bel culo! Per chi mi hai preso? Per uno che sveglia gli amici e smercia appunti per niente?!?» si infervora Jacopo, togliendogli la canna di mano.
«Ah, non ho dubitato un solo attimo del tuo buon gusto…» risponde Martino grattandosi lentamente un occhio con la mano appena liberata. Aveva dimenticato di averne un’altra, abbandonata sulla pancia.
«Eh beh...» dice solo il nostro, tirando dalla canna l’ultimo tiro e spegnendola nel posacenere sul comodino.
Un ultimo gesto, prima del silenzio.
Due minuti di assoluta quiete, fatti di pensieri che sbocciano uno dietro l’altro nelle teste dei nostri eroi.
«In definitiva… questa te la dà o no?» dice Martino rompendo all’improvviso il silenzio, girando la testa verso Jacopo.
«Non credo!» risponde Jacopo, iniziando a ridere come un pazzo, seguito a ruota da Martino.

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lunedì, agosto 07, 2006

Ieri sera ho assistito ad una scena che mi ha schifato e lasciato a bocca aperta.
Eravamo in centro, seduti sul marciapiede di fronte al solito locale. Accanto a me due ragazze mie amiche.
Intorno a noi, già da un po' avevo notato un pugno di teste rasate anche troppo vicine al nostro gruppetto. Li tenevo d'occhio, perchè francamente le teste di cazzo della loro risma mi infastidiscono. Non ci mettono niente a creare problemi, così su due piedi.
Neanche due minuti dopo, come avevo previsto, assisto alla seguente scenetta. Proprio davanti ai miei occhi.
Un mio amico, Manu, stava tranquillamente passeggiando quando uno di questi coglioni gli si para davanti con espressione di sfida, sbarrandogli il passo. Manu, un po' perplesso, lo guarda come per dire "eh ok, ora che vuoi..?". E quest'idiota sempre parato davanti a lui, con la sua birra in mano e quell'espressione stampata in faccia, che parli con lui era Benito Mussolini.
Ad un certo punto il panico: il fascio afferra il ciondolo che Manu porta al collo e glielo strappa via con una botta secca piena di disprezzo. Io e le ragazze accanto a me a bocca aperta. Per un attimo penso di alzarmi, ma il pensiero di una bottigliata in testa mi fa restare seduto. Manu ha un'espressione del tutto pacifica mentre il fascio di merda torna dai suoi amici sbandierando il trofeo appena conquistato con la prode bravata. Ovvero prendendosela con uno che è la metà di te e che non ha nessuna intenzione di scatenare una rissa. Con una persona che non farebbe male ad una mosca.

Bravo!
Tu sì che hai basato la tua vita su grandi ideali!
Tu sì che appartieni di sicuro ad una razza superiore..!


giovedì, luglio 13, 2006

Lentamente

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, il colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce. Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante. Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

Pablo Neruda