Si dà una sistemata ai capelli, ricci, castani e sempre più indomabili.
Poi si scruta con aria esaminatrice, guardandosi negli occhi nocciola che ricambiano lo sguardo, mentre si passa una mano sulle guance ruvide per la barba un po’ incolta.
Sistematina rapida alla giacca di velluto e alla sciarpona avvolta al collo. Ultimo sguardo nello specchietto della vespa.
Sembra tutto al suo posto.
Sembra.
“Sei teso” pensa sotto quell’agglomerato di ricci.
“Non devi essere teso. Le donne se ne accorgono quando sei teso.”
“Devi rimanere calmo” si dice mentre una mano già corre a nascondersi nella borsa che Jacopo porta a tracolla.
(La mano vagò nel buio senza trovare quello che cercava. Dopo un brevissimo attimo di panico le dita tastarono la forma rassicurante del pacchetto di sigarette e convulse lo afferrarono.)
Jacopo tira fuori le paglie dalla borsa e ne prende una. Ne restano altre quattro.
Solo altre quattro solitarie paglie.
“Quanta bontà” pensa, mentre la mano ricompie il viaggio al contrario fino al buio della borsa e abbandona il pacchetto al suo oscuro destino.
L’altra mano stà già cercando l’accendino in una delle tasche e finalmente la fiamma brilla, riparata da una mano amorevole. Bacia la punta della paglia e illumina brevemente il volto di Jacopo, i suoi lineamenti marcati e gli occhi socchiusi.
Al primo lungo tiro, la prima dose ansiolitica di nicotina lo invade.
“Nicotina ti amo” pensa. “Sono il tuo schiavo.”
Ma al secondo tiro, mentre la seconda dose di nicotina si mette in circolo, la paglia è già fuori dai suoi pensieri, un tutt’uno tra indice e medio.
Stà già pensando ad altro. Si sta chiedendo il perché adesso si trova sotto casa di una quasi sconosciuta, tutto teso e col cuore in subbuglio.
E ripensa ai giorni precedenti...

