giovedì, gennaio 19, 2006

Cinque Strane Abitudini

REGOLAMENTO
Il prescelto di questo gioco posta sul suo blog un messaggio con il titolo “Cinque Strane Abitudini", descrivendole di seguito.
Alla fine del post deve scegliere cinque nuove persone da indicare per il gioco e linkare il loro blog o web journal. Non dimenticate di lasciare un commento nei loro blog o journal dicendogli che sono stati "scelti" e di venire a leggere il vostro blog per saperne di più.
Le persone che vengono invitate a scrivere un messaggio sul loro blog a proposito delle loro strane abitudini devono anche indicare chiaramente questo regolamento.

Ma adesso passiamo alle mie strane abitudini..!
1) Quando scrivo la mia "musa ispiratrice" è legata fondamentalmente a tre emozioni: la rabbia, la completa solitudine, e lo skazzamento da forme di noia sempre nuove. Riesco a scrivere qualcosa di sensato solo in presenza di almeno una tra queste condizioni. Se poi ci sono tutte, meglio ancora (si fa per dire).
2) Mi dicono che quando incontro una ragazza che mi piace, mentre ci parlo assumo un'espressione ebete. Più che una strana abitudine sarà un riflesso incondizionato, perchè io di certo non ci faccio caso..!
3) Detesto il freddo. Qui in sicilia non abbiamo il super-freddo tipico del nord, ma la temperatura relativamente più calda ci ha abituato a serate più nomadi, senza fermarci più di tanto al caldo nei locali, ma girandoli un po' tutti, vagando per il centro. Ma anche qui in inverno fà freddo. A volte ho così tanto freddo che per non ibernarmi esco con il pigiama sotto i jeans.
4) Sul comodino accanto al letto tengo quasi sempre un libro già letto che mi ha colpito, una sorta di bibbia rieletta periodicamente, a cui ogni tanto dò delle letture veloci. “Fight Club” c’è rimasto per un bel po’. Adesso c’è “Lennon Guevara Bugatti” di Enrico Brizzi.
5) Quando sono teso oppure molto molto incazzato (ma ironicamente incazzato) sparo delle battute davvero sagaci e maledico il mondo in modi così intelligenti che stupiscono anche me.

I miei blogger scelti sono: Tonyz di "Wait 4 sleep", Franky di "momenti nascosti", il fantasioso Vincenzo, l'amico Peppe di "sensazioni discordanti" e la vecchia amica SexyOverSize!

mercoledì, gennaio 11, 2006

Vita d'altri / Terzo

Quella mattina Jacopo si svegliò presto.
“Strano” pensò, “sono solo le dieci e non ho più sonno…”.
Poi realizzò il perché di quel risveglio anticonformista. Pensava a quel pomeriggio, all’appuntamento con la ragazza spettacolare, Aurora.
Come avevano deciso, quel pomeriggio si sarebbero visti in facoltà per scambiarsi gli appunti di storia contemporanea.
D’altronde lei non aveva gli appunti. Mica poteva negarglieli. E che cazzo, proprio no.
Il problema di fondo però è che neanche lui li aveva. E fu Martino a salvargli il culo: li procurò da una sua amica che aveva già dato la materia.
Mica era ripetente e ventiduenne come Jacopo, lei. Aveva studiato, lei.
Il nostro, avuti gli appunti, passò addirittura l’intera mattinata a leggerli e ricopiarli, perché ad Aurora aveva detto che erano i suoi appunti. Che cazzo di figura ci avrebbe fatto se non sapeva neanche cosa aveva scritto..?
Povero Jacopo. Cercate di capirlo.
Nel vocabolario della sua mente cercando ‘innamorato’ potete leggere: puoi definirti ‘innamorato’ quando tutte le risorse mentali disponibili vengono monopolizzate da un unico pensiero di carattere femmineo, costringendoti a mettere in secondo piano il resto della tua vita. Vedi la voce ‘patetico’.
Talmente patetico che quasi un’ora prima dell’appuntamento era già in aula studio a fare palesemente finta di studiare, guardandosi intorno speranzoso ogni trenta secondi circa.
Finchè, passato qualche lungo minuto dopo le quattro, non la vide arrivare da lontano, facendo un cenno con la mano. Sorrideva.
La accolse con un’espressione ebete a dir poco unica.
Innamorato..? No, no. Patetico.
Si salutarono, baci sulle guance: una liscia e morbida, l’altra ruvida e spigolosa.
Si scambiarono gli appunti, e colti dal richiamo della nicotina, uscirono in uno dei cortiletti della facoltà.
Il cortile in questione era una vera e propria oasi di pace. Lì, tra gli alberi ombrosi, il tempo pareva fermarsi, i problemi svanire.
Potevi startene in pace per i cazzacci tuoi, senza che nessuno venisse a disturbare il flusso dei tuoi pensieri.
A parte chi veniva a cercarti una cartina.
Immaginate com'è stare in questo posto stupendo con una ragazza stupenda. Ne può uscire solo qualcosa di unico e meraviglioso..! Al nostro Jacopo sembrava di non aver mai parlato tanto con una ragazza.
Avevano affrontato gli argomenti più disparatati. Avevano parlato di così tante cose che non riusciva a ricordarle tutte.
Cominciarono dalle solite cose che si dicono per rompere il ghiaccio: l’università, l’esperienza della scuola superiore, gli amici, le uscite alcoliche per vicoli e locali del venerdì sera.
Poi erano passati alla musica, argomento molto importante per il nostro, che con somma gioia e gaudio aveva scoperto che non era una fan di Laura Pausini. Tutt’altro. La ragazza aveva una cultura musicale piena zeppa di chitarre distorte.
Decisamente meritevole della sua approvazione.
Quando ormai entrambi si erano tranquillizzati un po’, erano arrivati alle esperienze sentimentali passate e presenti: e qui si giocava il tutto per tutto.
Se lei aveva il classico e immancabile ex ragazzo che la perseguitava, Jacopo sarebbe stato costretto a minacciarlo.
Cazzo se c’è una cosa che odia sono gli ex.
I metodi nazisti, ci vogliono con gli ex.
Se invece aveva altri ragazzi che le andavano dietro la cosa si poteva superare.
Ma se lei in prima persona stravedeva per qualcuno…allora finiva lì. Sarebbe stato come sbattere la testa su un muro di cemento. E perdipiù, lei avrebbe iniziato a raccontargli di questo tipo che le piaceva e sarebbe capitata la cosa più orribile che può capitare a chi ci prova con una ragazza che stravede per qualcun’altro: diventare il confidente.
Jacopo rabbrividiva all’idea.
In un strano miscuglio di malinconia e allegria, rabbia e noncuranza, lei si aprì a lui, raccontandogli delle sue esperienze passate. Dei ragazzi che l’avevano amata, ma non del tutto. Dei ragazzi che l’avevano fatta soffrire, ma anche sorridere. Di quelli che lei aveva amato. O almeno così credeva in quel momento.
Sembrava non avere rimpianti, beata lei.
Niente ex invadenti. Jacopo stentava a crederci.
Niente ragazzi che le andavano dietro. Solo la consapevolezza di piacere, senza la presunzione di costruirci sopra un ego mostruoso.
E poi lei aveva quel modo di guardarlo, quello sguardo azzurro puntato su di lui, sui suoi occhi, con rapide occhiate alla sua bocca quando parlava, che in tutta onestà gli faceva sperare di essere lui quel ragazzo per cui lei stravedeva.
Quello sguardo azzurro gli faceva cullare la speranza che non sarebbe mai diventato il suo confidente. Ma forse, un giorno, il suo ex invadente che di certo qualcun altro avrebbe odiato.

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lunedì, novembre 14, 2005

Neanche il tempo di renderti conto che non sei più solo e che forse hai trovato finalmente qualcuno che ti desidera davvero per quello che sei, che arrivano i giorni lenti e densi dell'attesa.
La vita ti dà un dolce assaggio, e subito nega amaramente.
La vita dà e la vita toglie. E ti mette in lista d'attesa.
Per una volta però non è un'attesa sconclusionata.
Per una volta sono in attesa sapendo cosa aspetto.
Per una volta non sono solo speranze!

lunedì, novembre 07, 2005

Odoro il mio maglione. C’è ancora il suo profumo.
Ho quasi paura a sniffarlo troppo spesso, come se facendolo troppo potessi consumare questo profumo che vorrei tenere per sempre.
Però se chiudo gli occhi riesco quasi a sentirla accanto a me. Riesco quasi a pensare che lei non sia dall’altra parte dell’italia.

Incubus - Monuments and melodies

My hands are trembling
And my eyes are on fire
And this house is crumbling
And I've been left out all the while
Yeah, yeah
You make me happy
You magnify my better half
You make me certain
Though all I have today is your photograph
My past is perilous
Each scar I wear sings
Monuments to where I have been
And melodies to where I am going
Yeah, yeah
You make me happy
You magnify my better half
You make me certain
Though all I have today is your photograph
When will I see you again?
Still-life can only go so far
I need you in front of me
Saying my name
Saying to me...
"I want you the way you are
You, the way you are"
You make me happy
You magnify my better half
You make me certain
Though all I have today is your photograph
You make me happy...

A Simona...

domenica, ottobre 30, 2005

Chiamatela confusione, riflessione, crisi d'identità. Fatto sta che non sò più chi sono.
O meglio chi voglio essere.
Mi sento come in bilico tra il mio vecchio mondo, che piano piano ho abbandonato e adesso rinnego non sentendolo più mio, ed un nuovo mondo che mi spaventa e allo stesso momento mi affascina, a cui mi abituo ogni giorno di più, anche se spesso mi fa sorgere dubbi atroci.
Io sono sempre stato contro "l'omologazione", ho sempre voluto essere unico e pensare con la mia testolina di cazzo...e adesso mi trovo in una situazione in cui dovrei annullare -almeno in parte- questo lato del mio carattere per piacere agli altri.
Ne vale la pena per entrare pienamente nella situazione e viverla a pieno?
O è meglio viverla ai margini, solo da osservatore, come ho fatto fin'ora?

Comunque credo sia inutile domandarmi se sia giusto o no giocare a fare il duro...tanto lo so di che "pasta" sono fatto...una pasticca che non vedi e non ingoi e che sicuramente conosci anche tu.
Nel giro la chiamano "paura".

mercoledì, ottobre 26, 2005

Vita d'altri / Secondo

Sette del mattino. Una mattina qualunque di un martedì qualunque. Una sveglia qualunque comincia a suonare, in una stanza lontana. Una stanza qualunque, in quell’appartamento da universitari.
Con un immenso sforzo, prima un occhio, poi un altro, si aprono.
E Jacopo si stiracchia, si stroppiccia gli occhi, osserva il tetto sopra di lui e comincia a cantare, tutto storto e con la voce rauca di chi si è appena svegliato e fuma venti sigarette al giorno. (So meiibiiiii tumorrou…Ai faind mai weeeeeeeehii…)
«Pessima esibizione» dice Jacopo, prima ancora di rendersi conto che la prima cosa che ha fatto stamattina è cantare. Quando lo capisce ride da solo come un coglione.
Se non altro la giornata è cominciata ridendo e lui ci fà caso a queste stronzate.
Ulteriore sforzo, e come una scimmia addestrata si alza dal letto e meccanicamente và in cucina. Prende tazza e cucchiaio. Latte e cereali. Stessa procedura da una vita.
La colazione dei campioni.
Pulisce lo schifo che ha lasciato sul tavolo, che non c’è la mamma a farlo, e si prepara un caffè. Si accende una paglia dal fornello e si siede a fumare sul divano, un campo minato di bruciature di sigarette.
Poi, passi strascicanti.
«Ho sentito odore di caffè. Ma che cazzo ci fai TU in piedi a quest’ora?»
Questo è Martino, coinquilino nonché grande amico del nostro.
«Ho lezione…» risponde Jacopo, e sbadiglia.
«Ok divertiti. Io me ne torno a letto…» risponde Martino. E Sbadiglia.
Detto questo si gira e scompare oltre lo stipite della porta. Non lo rivedremo fino all’orario di pranzo ovviamente.
L’aroma di caffè invade la cucina e la caffettiera borbotta come a voler dire “mi sto bruciando le chiappe, forse è ora di spegnere sto’ fuoco no?”.
Zucchero abbondante, tazzina bella piena che sennò col cazzo che si segue la lezione, ultimi due tiri alla prima paglia della giornata e si ricomincia.
Jacopo si veste in fretta, mette il necessario nella borsa a tracolla che si porta dietro anche al gabinetto ed esce chiudendosi alle spalle la porta di casa.
L’androne dell’edificio in centro dove abita rimbomba dello smarmittio della vespa, e Jacopo esce dal portoncino verde e imbocca la strada verso la facoltà.
Prima, seconda e così via tra smarmittate varie.
Una pallosissima lezione di storia contemporanea lo attende, come un oscuro presagio all’orizzonte.
E se vi state chiedendo perché uno come Jacopo si alza alle sette del mattino per seguirla, bisogna precisare che quella stronza della prof se n’era uscita con la storia delle firme.
Ovvero: se non firmi vuol dire che non hai seguito la lezione.
Se non hai seguito la lezione non puoi fare l’esame.
Fottuto.
Guidando verso la facoltà l’aria fresca lo colpisce al viso e il sole in alto dribbla le nuvole, splendendo insistente sui Ray-Ban che nascondono due occhi rossi e assonnati, reduci di un lunedì piuttosto alcolico coi tre amici di sempre.
A che ora erano crollati? Le tre..? Le quattro…? Non lo ricorda proprio.
L’ultima immagine lucida che ha della sera prima è di loro quattro sbracati sul divano in cucina, poi del suo cuscino quando era ormai cotto.
Ennesimo giro di rum, ennesimo giro di succo di pera e…improvvisamente il divano sembrava così morbido, così stupendamente morbido come non lo era mai stato…
E hop, un bel carpiato! Dritto dritto a ronfare tra le calde e accoglienti braccia di Morfeo!
Che a volerla dire tutta..anche lui doveva per forza essere un po’ di fuori..altrimenti chi glielo avrebbe fatto fare ad accudire quei quattro..? Barbuti, fetidi di alcool e sigarette e per di più sbronzi da far schifo!
“Si, doveva per forza essere di fuori anche lui, il vecchio Morfeo” pensa Jacopo.
Immaginate quindi la faccia di uno che gira in vespa alle sette e mezzo del mattino e fa questi pensieri su Morfeo e tutte queste altre cose strane. E’ chiaro: uno così, abituato com'è a svegliarsi sempre dopo mezzogiorno, stamattina ha proprio accusato il colpo.
Uno così oggi non può proprio concludere niente di buono, direte voi.
Non so, sarà stato il suo giorno fortunato.

Quando arriva in facoltà tutte le ragazze che incrocia lo guardano a lungo.
“Cazzo, sarà il fascino un po’ devastato alla Jim Morrison..!” si dice tra sé e sé.
In realtà per le ragazze era solo una faccia nuova, uno che non si vedeva quasi mai in facoltà alle otto del mattino. Ma lui non lo sa, e forte di quegli sguardi, raddrizza la schiena e alza il mento.
Si sente splendido e sorride. Sorridendo la giornata gli sorride in una spirale di positività.
“Jim Morrison”, pensa. “Jim Morrison”.
Si, come no.
Meno male che sono già le otto e la lezione sta per cominciare, altrimenti chissà a cosa sarebbe arrivato il nostro Jim Morrison. Chissà quanto sarebbe durata quella sfilata.
E così, Ray-Ban ancora calati sugli occhi, scazzatissimo al pensiero delle due ore di lezione che lo aspettano, Jacopo entra in aula e viene fulminato. Così, su due piedi.
Lei è bellissima. Capelli lisci e bruni. Pelle scura e levigata, come un abbronzatura uniforme.
Quel naso così perfetto, quelle labbra che immagina così morbide e dolci. Verrebbe voglia di dormirci sopra. O di morderle.
E’ incantevole, persa com’è nel suo quaderno di appunti.
Com’è che non l’aveva vista nelle due lezioni precendenti?
“Incredibile” ripete tra sé mentre si avvicina per sedersi quanto più vicino possibile a lei.
Alla destra della ragazza spettacolare è seduta un'altra ragazza. Sembra che non si conoscano.
Lui dà fastidio ad un intera fila di persone per sedersi alla sua sinistra. Adesso solo un posto vuoto li divide. E per evitare complicazioni, il posto viene occupato dalla borsa di Jacopo.
Lei alza per un millesimo di secondo lo sguardo dal quaderno dove sta scrivendo e lo guarda coi suoi occhi azzurrissimi bordati del nero della matita che accentua i lineamenti da…gatta. Si, gli ricorda proprio una gatta.
“Ha gli occhi azzurri!! Cristo ha gli occhi azzurri!!!” comincia a urlare una voce nel cranio di Jacopo.
Può uccidere per gli occhi azzurri. Può morire per un paio di occhi azzurri.
E’ già mezzo sconvolto. Ma adesso deve parlarci. Deve sapere se lei è una di quelle rare persone che infrangono una delle leggi su cui, secondo lui, si basa l’intera esistenza umana: se curi il corpo non curi la mente. E viceversa.
Si, lei è bellissima, ma chi gli assicura che non è una di quelle ragazze strafatte di narcisismo e vanità al punto di non pensare ad altro?
Chi gli assicura che non è vuota e priva di significati, senza niente da dire, senza niente da dare?
Cazzo, chi gli assicura che non è una fan di Laura Pausini??
Deve parlarci! Deve sapere!! Una così non può proprio lasciarsela sfuggire.
Mentre Jacopo è perso in queste riflessioni astrattissime, la professoressa entra in aula.
La lezione comincia, ma l’attenzione del nostro è totalmente volta a lei, la ragazza spettacolare.
Lei eclissa tutto il resto: le parole al microfono diventano una nenia senza senso; le persone intorno a lui perdono importanza e si trasformano, fino a diventare sagome di cartone disegnate rozzamente, i lineamenti abbozzati come nel disegno di un bambino.
Jacopo ne scruta di nascosto ogni movimento. Il guizzo rapido degli occhi dalla prof al quaderno, il lento movimento delle mani e delle dita affusolate quando lei si accarezza lentamente il collo scoperto.
Poi una voce stridula.
«Eeeeh…se quel signore laggiù si toglie gli occhiali e ritorna tra noi umili mortali, gliene saremmo tutti grati…! Graaaazzieee…»
La prof. Simpatica come la bomba atomica su Hiroshima.
Adesso tutta l’aula lo guarda e ridacchia mentre lui si toglie gli occhiali. Aveva dimenticato di averli ancora sul naso.
Anche lei lo sta guardando: fa un timido sorriso appena accennato, ricambiato da Jacopo che alza le spalle. Poi torna a concentrare l’attenzione sul suo amato quaderno, con quel sorriso da Gioconda dipinto sulle labbra.

Un’ora passa in fretta e la tanto agognata pausa arriva.
Di nuovo la voce stridula taglia l’aria da parte a parte dell’aula.
«Eeeeh ragazziii…solo cinque minuti che poi dobbiamo completare! Graaazzieee…».
Giusto il tempo di una paglia. E fanculo a quella rompiballe e ai suoi grazzie.
L’orda dei fumatori si alza all’unisono per uscire dall’aula.
Anche la ragazza spettacolare si alza con una paglia già in bocca. Jacopo quasi tira un sospiro di sollievo. Solitamente lo mette in imbarazzo avere a che fare -leggi “provarci”- con chi non fuma. Ne escono fuori sempre le solite paranoie, della serie “Fa male! Perché lo fai? Poi ti puzza anche l’alito!”. E quindi…
Uscendo Jacopo mette nuovamente gli occhiali da sole e la prof lo guarda di sbieco scuotendo la testa. Lui risponde con un sorriso sghembo da cui pende una paglia.
“La scusa degli appunti, vai con la scusa degli appunti..!! Cazzo la scusa degli appunti non sbaglia mai! Non si negano gli appunti ad un poveraccio come me!!” pensa Jacopo.
Che poi lui non ce li ha davvero gli appunti, e in fondo un giorno gli sarebbero tornati utili. Un giorno molto lontano però.
Accorto come una faina si piazza di fronte a lei. A testa in giù dà fuoco alla paglia.
Alza lo sguardo verso di lei e dice semplicemente:
«Che palle sta lezione…»
«Veramente..! Alle otto poi…» dice lei.
“Mi ha risposto!! CAZZO MI HA RISPOSTO!!! Dì qualcosa presto! Dì una cazzata qualunque, DILLAAAH!!” urla la solita voce nel cranio di Jacopo.
«Poi lei non la sopporto…con quella vocina stridula…» ecco, l’ha detta.
E lei ride. Per la prima volta sente quella risata così genuina e semplice.
«Hai ragione! Anche se questa è la prima lezione che seguo» risponde lei.
E nella testa di Jacopo scatta un molla: se questa è la prima lezione che segue lei non può avere appunti. E’ inutile chiederglieli…però può sempre passarle i suoi..!
E prima di rendersi conto che lui non ha alcun appunto, decide che sarà così che la rivedrà.
«Senti ma…quindi tu ad appunti come sei messa?» chiede la nostra faina, conoscendo già la risposta.
«Beh, ho solo quelli di oggi…le lezioni passate non le ho seguite.» risponde lei.
E brava la nostra ragazza che cazzeggia!
«Io invece oggi non ho scritto un cazzo..! Senti, facciamo così: io ti passo gli appunti delle lezioni che non hai seguito e tu quelli di oggi. Che ne dici?» ecco fatto, la trappola è armata.
«Per me va benissimo…non sapevo dove prenderli!» risponde lei.
La trappola è scattata, e una risata degna di Satana riecheggia nella testa di Jacopo.
«Perfetto! Allora facciamo che ci vediamo domani pomeriggio, diciamo per le quattro, in aula studio?» dice il nostro.
«Per me va bene..! Sei sicuro che non ti secca venire apposta per gli appunti?» dice lei con un’espressione quasi commovente.
«Nooo! Figurati! Tanto domani dovevo comunque venire in facoltà!»
Oscar per l’interpretazione..! Non è vero per niente e lo sai.
«Ok, allora se per te non è un problema ci vediamo domani…!» dice lei sorridendo.
«Certo! Ah…comunque io mi chiamo Jacopo» dice e le stringe la mano sorridendo dal profondo.
«Già vero..!» dice lei, ricambiando delicatamente la stretta di mano.
«Aurora, piacere!»
“Aurora, si chiama Aurora” si ripete il nostro. Troppe volte ha dimenticato un nome nel momento stesso in cui veniva pronunciato.
Rientrano insieme in aula. Lui comincia da subito a fare il buffone: piccole battutine sulla professoressa e sulle cose che dice. Lei ride di soppiatto, portandosi una mano davanti al viso per non farsi vedere dalla prof.
Dopo un’ora, a Jacopo sembrava che il tempo non fosse mai passato così velocemente.
Una volta fuori dall’aula non resta che salutarla. Baci sulle guance e a domani.
Se ne va sorridendo e ad ogni passo il sorriso si allarga sempre più.
Sulla strada verso casa, la vespa si guida praticamente da sola. Il nostro ha una paresi facciale: ride a cinquantacinque denti.
Sale le scale di casa a multipli di tre ed entra in casa tutto elettrico.
Si fionda nella camera di Martino, che ancora dorme. Apre la persiana di colpo e si siede sul letto, accanto a Martino ancora catatonico.
«Ma che cazzo fai? Che è successo..?» chiede Martino con la luce del mattino sparata in faccia.
«Martino…mi servono immediatamente gli appunti di storia contemporanea!» risponde Jacopo tutto pimpante.
Ecco. Già lo sapevo. Non cambierà mai.

Continua >> Terzo

mercoledì, ottobre 19, 2005

I figli di mezzo della storia

Ti diplomi al Marconi. Istituto Tecnico Industriale lo chiamano.
Ci entri pieno di belle speranze, "voglio diventare un programmatore" ti dici, quando ancora hai solo quattordici stupidi anni.
Ci entri con la voglia di fare ed imparare. E poi ti fanno passare la voglia. Dopo cinque anni sei cambiato. Ti hanno costretto a cambiare.
Sono passati cinque anni, e dopo tutto quell'inferno ti dici "e ora? ora che cazzo faccio?".
E ti iscrivi all'università. "La fabbrica degli illusi" la chiamano.
Sei di nuovo pieno di belle speranze, probabilmente sempre le stesse rimesse a nuovo, ma comunque un po' ammaccate.
E alla fine sei solo più confuso di prima.
Poi una mattina ti chiamano quelli delle poste. Dicono che hanno avuto il numero dall'Istituto Tecnico Industriale Marconi.
Ti chiedono se vuoi fare il portalettere.
Hai studiato informatica per cinque anni e loro ti propongono di fare il portalettere.
Che cazzo di generazione è la mia? Che prospettive abbiamo? Quanti altri sogni dovranno distruggerci? Quante altre speranze?
Potremmo essere i migliori. Dovremmo essere incazzati come lupi. E invece siamo quelli che danno il resto nei supermercati, calmi come vacche indù. Siamo quelli sottopagati e anche un po' sfruttati, "perchè bisogna fare gavetta" ti dicono.
Siamo quelli dei Call Center per dieci fottuti euro.
Siamo i portalettere.

giovedì, ottobre 13, 2005

La vita è fatta di illusioni, false speranze e rabbia.
In quest'ordine.
Poi Nient'altro.
Fanculo.

martedì, ottobre 11, 2005

In pieno Rock 'n' Roll

La musica ti gira dentro le vene
che ognuno a suo modo è un tossico vero
di pere d'affetto di sogni di sesso o di idee
sei tossico sempre di cose che non sono tue
La radio ti passa un po' di metadone
qualcosa nascosto in qualche canzone
canzoni che sanno chi sei molto meglio di te
Gli accordi migliori rimangono sempre quei tre
In pieno rock'n'roll
scusami se è poco
in pieno rock'n'roll
suona un po' cosi
suona un po' antico
in pieno rock'n'roll
Ci sono gli spacciati e gli spacciatori
le facce da culo gli illusi e i migliori
i furbi di sempre e qualcuno che ci credeva
manuali su come salvarsi la pelle in fa
in pieno rock'n'roll
scusami se è poco
in pieno rock'n'roll
suona un po' cosi suona un po' antico
in pieno rock'n'roll
Qua attorno c'è poco o forse c'è tutto
o forse è la vita in sala d'aspetto
c'è sempre qualcuno che vomita l'anima
c'è musica vecchia che non ci ha stancato
sarà che il passato ce l'hanno prestato
qualcuno che dice che non l'han cagato mai
può essere sabato solo quando lo vuoi
può essere sabato solo quando lo vuoi
la musica fa sempre il proprio dovere
la prendi un momento si lascia trombare
poi va con un altro e tu non si sa con chi vai
però te la godi pensando che ci tornerai
in pieno rock'n'roll
scusami se è poco
in pieno rock'n'roll
suona un po cosi
suona un po antico
in pieno rock'n'roll...